1921 – Il mistero di Rockford

di 17 Dec 2011 in Film Horror

1921 – Il mistero di Rockford

Nel 1921 in Inghilterra Florence Cathcart – scienziata positivista e scrittrice – dedica la sua vita a smentire ogni sorta di presunto fenomeno paranormale, finché non viene richiesto il suo aiuto in un collegio isolato nella campagna per confutare le voci sulla presenza del fantasma di un bambino che semina dietro di sé terrore e morte.

 

Può un film essere rovinato da un brutto finale? E’ la domanda da porsi dopo la visione di questo 1921- Il mistero di Rockford, opera di Nick Murphy regista specializzato per lo più in serie tv. Il quesito risulta ancora più centrale e la risposta bruciante nella misura in cui il film, non deludendo le aspettative, aveva fino a quel momento tenuto lo spettatore avvinto sulla poltrona.

 

Murphy gira ispirandosi alla classica ghost story di tradizione inglese, un po’ Il giro di vite di Henry James, senza tralasciare i riferimenti cinematografici a horror d’atmosfera rodati come The Others, La spina del diavolo o The Orphanage (per non parlare della scena della boccia che rotola per le scale, ennesimo omaggio al nostro Mario Bava e The Changeling).
L’insieme non brilla per originalità ma per due terzi del racconto funziona riuscendo ad evocare paure indefinite e sinistri misteri, soprattutto grazie alla scelta di uno stile “sussurrato ed in punta di piedi” che più che mostrare lascia intuire, disseminando inquietanti dettagli ed indizi anticipatori.

 

Abbiamo un’ambientazione suggestiva come un antico maniero riadattato a collegio maschile nell’isolata campagna inglese; una cornice temporale adatta e di rara tetraggine: l’inizio degli anni ’20, subito dopo le stragi della Grande Guerra e dell’influenza spagnola. Ci sono personaggi che si aggirano con aria furtiva lasciando intravedere inconfessabili segreti e più di tutti c’è il fantasma di un bambino senza volto che pare si diverta a spaventare a morte i convittori.
Insomma sono presenti tutti i più tipici e migliori ingredienti per una buona storia di fantasmi che il regista riesce a dosare con mano quasi sempre felice.

 

Basta un buon uso degli ambienti con un’attenzione agli spazi vuoti ad evocare un senso di minaccia incombente. Tocca poi alla fotografia dai colori desaturati e raffreddati su toni grigi offrire la giusta cornice da fiaba gotica.
Fortunatamente si fa economia di effettacci (a parte un paio di brutte scene in cgi verso la fine) e le apparizioni del fantasma sono gestite con uno stile vicino all’horror orientale: impiego di fuori fuoco, ombre, rumori indistinguibili e snervanti. Ma la tensione rende il massimo quando è giocata sull’assenza, sulla sottrazione allo sguardo di ciò che ci si aspetterebbe di trovare in scena.

 

Tutti mezzi non certo nuovissimi, ma collaudati e di sicuro effetto.
Mentre rimane impressa per inventiva una sequenza che vede coinvolta una casa delle bambole e riesce ad evocare quel particolare senso di raccapriccio per le riproduzioni di figure umane degno di un racconto di M.R. James.

 

Il cast composto da bravi attori inglesi offre la sua più totale adesione alla storia e può contare su un’ottima Rebecca Hall (The Prestige; Vicky Cristina Barcelona; The Town). La sua scettica Florence Cathcart, quasi un’antesignana del nostro moderno CICAP, è un personaggio energico e carismatico che nasconde un animo tormentato e contradditorio.

 

Peccato dunque per quell’ultima mezz’ora che cerca il colpo di scena eclatante a tutti i costi finendo per risultare implausibile, totalmente gratuita e slegata al resto della storia.

 

Quindi tornando alla domanda iniziale se un brutto finale possa rovinare un buon film: la risposta è sì quando risulta determinante per la compiutezza ed il senso dell’opera. Purtroppo questo è il caso de Il mistero di Rockford, un’occasione sprecata per un film riuscito per due terzi ma che fallisce la parte più importante andando ad inficiare pesantemente il risultato finale. Davvero un peccato.

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