La Pelle che Abito, Pedro stupisce ancora!

di 23 Oct 2011 in Film Drammatico

La Pelle che Abito, Pedro stupisce ancora!

Al Festival di Cannes quest’anno non sono mancati i titoli di grande interesse, tra questi sicuramente l’ultima opera di Pedro Almodòvar.

Artista noto per le sue capacità di stupire pubblico e critica e di creare forti aspettative attorno a sè, con La Pelle che Abito decide di cambiar forma ma non sostanza; ci troviamo davanti a un’opera insolita e innovativa a cominciare dal genere: la scelta del thriller con risvolti horror per affrontare anche stavolta i temi a lui più cari: l’ambiguità sessuale, le donne e il gusto per la provocazione.

 

Tratto dal romanzo di Thierry Jonquet, Tarantola, il film racconta la storia del chirurgo Robert Ledgard (Banderas), rimasto sconvolto per una doppia perdita nel passato cerca rimedio attraverso la scienza e i suoi esperimenti per ricreare una pelle ignifuga e indistruttibile.

Insieme a lui vive Vera (Elena Anaya), giovane donna molto bella rinchiusa in una camera affianco al chirurgo e spiata dalle telecamere 24 ore su 24.

Chi è questa donna? E perchè vive relegata in quella stanza?

 

Sarebbe un peccato rivelare ulteriori dettagli su una storia che si sviluppa sul filo del tragico e del grottesco: il dottor Ledgard viene rappresentato come un Frankenstein moderno convinto di avere il totale controllo sulle persone, ma come ha dichiarato il regista ‘…la chirurgia e la scienza possono cambiare il corpo delle persone, ma non potranno mai cambiare la nostra indentità, la nostra anima’.

 

Thriller nero, multiforme e con tinte horrorLa Pelle che Abito ci porta dentro un incubo dal quale non si esce facilmente: non ci sono porte che cigolano o spiriti nell’oscurità ma una storia verosimile e quindi più sconvolgente sostenuta da un ritmo ben studiato e una tecnica degna dei suoi migliori film.

Durante la visione non sarà difficile notare i riferimenti a Fritz Lang (pare che in suo onore volesse usare il bianco e nero), a Hitchcock e al più recente De Palma per la loro maestria nel ricreare la suspence.

 

Almodòvar parla di nero iper-realismo: se in passato ha preso di mira la Chiesa, il perbenismo e l’omologazione della società questa volta ci regala una riflessione lucida e amara sul progresso della scienza: capace di migliorare la vita delle persone ma ormai sempre più invasiva e spesso utilizzata nelle forme più contorte e perverse.

Un argomento molto attuale nella civiltà moderna segnata dal culto del corpo perfetto e sempre più incline all’utilizzo del bisturi.

 

Un film potente ed estremo che provoca sensazioni non certo positive insieme a parecchie domande: potranno mai esserci persone come il dottor Ledgard nella realtà? Non si può mai sapere dove possono arrivare la follia e la vendetta.

I fan potrebbero storcere il naso nel giudicare un’opera difficile che può arrecare più disturbo che piacere.

Eppure si vedono chiaramente la mano e il talento del regista spagnolo, insieme alla sua immancabile ironia.

Forse serve un po’ di stomaco e bisogna prima sapere a cosa si va incontro, ma una volta superato questo passaggio non si potrà non riconoscere un’opera molto ben riuscita, capace di scuotere le menti e di lasciare quasi senza fiato.

 

Curiosità: Ottimo come sempre anche il comparto sonoro ad opera di Alberto Iglesias, così come la canzone Una patada en los huevos dal titolo molto appropriato. Lascio a voi il compito di cercare la traduzione.

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