The Dreamers e il ’68 di Bertolucci

di 20 Oct 2011 in Film Erotico

The Dreamers e il ’68 di Bertolucci

Non sono tanti i registi che possono vantare una carriera come quella di Bernardo Bertolucci: figlio d’arte e vicino di casa di Pier Paolo Pasolini, con lui cominciarono le collaborazioni nel cinema che conta: prima come assistente alla regia nel film l’Accattone a cui seguì La commare secca, suo primo lungometraggio tratto da un soggetto del celebre poeta.

Un’amicizia lunga e proficua che gli portò notorietà ma anche una certa avversione da una parte della critica.
Sebbene molto giovane già negli anni ‘60 era un regista e autore di fama: Sergio Leone lo volle come sceneggiatore per il suo C’era una volta il West e poco più tardi girò Il Conformista, film che gli diede fama internazionale e la prima nomination agli Oscar.

 

Autore controverso, fin dagli inizi si delinearono le sue tematiche esistenziali, intimiste, con un’attenzione particolare verso la trasgressione e l’anticonformisto tipico dell’epoca.
Temi che uscirono in modo dirompente nella sua opera più celebre e dibattuta, Ultimo Tango a Parigi, ritirata per tanti anni in Italia – e dove sennò? – e causa di mille guai giudiziari.
Dopo tanti anni di successi – ricordiamo L’Ultimo Imperatore vincitore di 9 premi Oscar – nel 2003 decide di ritornare nella sua amata Parigi per girare un film ambientato nel ‘68 che porterà dietro il suo strascico di polemiche e dibattiti.

 

Tratto dall’omonimo romanzo di Gilbert Adair, The DreamersI sognatori – parte dagli avvenimenti del Marzo 1968 quando esplose la rivolta studentesca indignata per la destituzione di Henri Langolis, direttore della Cinémathèque Francaise da parte del poco accorto ministro Andrè Marlaux.
Culla della cultura e teatro del cinema d’avanguardia della Nouvelle Vague, per questo malvista dal governo che temeva la rivoluzione culturale in arrivo.

 

Qui avviene l’incontro tra l’americano Matthew (Michael Pitt) giunto in Francia per studio, e i fratelli gemelli Theo (Luis Garrell) e Isabelle, interpretata da una splendida Eva Green.
Legati da una passione comune per il cinema, insieme si barricheranno nell’appartamento dei genitori partiti in viaggio per dare luogo a un’intensa passione artistica e amorosa, nata con delle innocue sfide a indovinelli per riconoscere i film fino a sfociare in un triangolo ad alto contenuto erotico.

 

A molti è sembrata un’opera nostalgica verso un periodo tanto caro a Bertolucci, al tempo giovane e appassionato regista che ha vissuto un’epoca forse irripetibile nel campo della cultura e del cinema.
E’ vero solo in parte, qui si racconta la crescita e la formazione alla vita dei tre ragazzi.
Attraverso Il cinema, mezzo ideale per scoprire la bellezza e la magia dell’arte, il sesso come scoperta del proprio corpo e del piacere, e in ultimo la politica intesa come partecipazione attiva nella collettività, indispensabile per la crescita dell’individuo.

 

Forse potranno dare fastidio alcune scene dei protagonisti portate fino all’estremo ma il film rimane un piacere per gli occhi: non si contano le citazioni visive dei capolavori del passato, da Freaks a Scarface fino a Bande à part di Godard, con la sua celebre corsa per tutto il Louvre che i protagonisti sognanti vogliono vivere sulla loro pelle.

 

E’ facile arrivare a giudicare il film per i contenuti erotici ma sarebbe un peccato distogliere l’attenzione dalle ottime interpretazioni degli attori, lo sviluppo dei personaggi e la qualità dei dialoghi.
Matthew è il ragazzo innamorato dell’arte e della vita, convinto che l’amore possa risolvere ogni cosa; Theo è invece chiuso in se stesso, non gli interessa condividere le sue idee e passioni se non con gli altri due, e cova sentimenti di intolleranza e rancore verso chi la pensa diversamente da lui.
Isabelle è succube e attratta dal fratello, condivide con lui un rapporto ai limiti dell’incesto e lo seguirà con convinzione almeno finchè il ragazzo americano non la metterà in crisi.

 

Interessante l’incontro-scontro tra i primi due, le cui differenze sono evidenziate dai loro gusti personali (Keaton – Chaplin, Hendrix – Clapton), e sarà proprio Matthew a capire che i due fratelli così non potranno maturare:
…Voi non crescerete così. Non potete. No, finché continuerete ad aggrapparvi l’uno all’altra, come fate voi…’ .

 

Come diceva anche Gaber ‘la libertà non è stare sopra un albero (…) libertà è partecipazione’, e se non ci pensano i ragazzi sarà la realtà delle manifestazioni studentesche a bussare alla loro porta nella forma di un mattone che violerà il loro rifugio sicuro.
Da lì decideranno di scendere in mezzo al corteo e in quella breve e pur memorabile scena finale si capiranno le direzioni che prenderanno i protagonisti, uno pacifista e spaventato dalla violenza, l’altro rancoroso e eccitato dalla stessa, lei ancora immatura e sottomessa al fratello.

 

Forse memore dei guai capitati in passato Bertolucci pur tagliando parecchio ha mantenuto molte scene spinte che rischiano di apparire ridondanti e ha trascurato altri dettagli che meritavano di essere approfonditi.
Come lo sviluppo del personaggio di Isabelle, e la risoluzione della storia lasciati ai pochi minuti finali.
Nonostante questo il film è riconosciuto come una delle sue opere migliori per qualità, tecnica e capacità di stupire.

 

Come già capitato in passato ha diviso la critica e ispirato varie interpretazioni, in ogni caso è un film da vedere: un tuffo appassionato in un periodo dalle mille contraddizioni eppure ricco di innovazione, entusiasmo e cultura, dove i giovani la facevano da padrone ed era viva la speranza di poter cambiare il mondo.

Curiosità : Ottima la colonna sonora, tra cui un’insolita cover di Hey Joe di Hendrix cantata da Michael Pitt in persona con i Twins of Evil.
Lo rivedremo protagonista nel nuovo film di Martin Scorsese, Hugo, un altro omaggio al cinema e primo esperimento in 3d del regista italo americano.

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