Carnage, le maschere secondo Polanski

di 20 Oct 2011 in Film Drammatico

Carnage, le maschere secondo Polanski

A solo un anno di distanza dal riuscito L’uomo nell’ombra il regista polacco Roman Polanski torna alla regia con Carnage, Carneficina, dal titolo già di per sè poco incoraggiante.

E’ difficile tenere su due piani separati la carriera e la vita del regista: a leggere la sua biografia sembra più la trama di un romanzo tragico\thriller.
Nato da una coppia di origine ebraica venne rinchiuso da bambino in un ghetto in Polonia per mano dei nazisti.
Esperienza che segnerà indelebilmente la sua vita e chiaramente la sua filmografia: subito torna alla memoria Il Pianista, una delle sue opere più riuscite che si aggiudicò 3 premi Oscar nel 2002.

Dopo essere fuggito dai campi di concentramento cominciò presto a lavorare nel cinema prima come attore e poi come regista rivelando fin da giovane un indubbio talento dietro la cinepresa.
 

Ai successi artistici purtroppo si susseguirono numerosi episodi tragici e controversi: l’incidente che lo lasciò in fin di vita e da cui prese ispirazione per Rower – il suo primo cortometraggio – l’omicidio della moglie Sharon Tate per opera di Charles Manson nel 1969, anno di liberazione per molti ma terribile per lui, senza dimenticare l’accusa di stupro di una minorenne che l’ha costretto alla fuga per tutta una vita.
Fin da subito si delinearono le sue tematiche cupe, permeate di un forte pessimismo e di ambientazioni claustrofobiche ben messe in risalto anche nella sua ultima opera.

 

Tratto dall’acclamata pièce teatrale God of Carnage di Yasmina Reza, il film inizia con un campo lungo nel quale vengono inquadrati alcuni ragazzini che dopo un paio di minuti finiscono per scontrarsi e uno di questi afferra un bastone per colpire un altro in pieno volto.
 
Questo è il Leitmotiv che farà da filo conduttore per tutta la durata del film.
 
Da quest’episodio avvenuto in un parco la scena si sposta in un appartamento nel quale avviene l’incontro tra i genitori del figlio contuso e dell’aggressore.
Due coppie civili e amichevoli che si incontrano per chiarire e risolvere al meglio un litigio tra ragazzi.
Un cast stellare e molto affiatato su cui poggia tutto il film: Jodie Foster, madre colta del bambino offeso, idealista e moglie di John Reilly, venditore di articoli per la casa allegro e accomodante; Kate Winslet, donna raffinata e pacata e moglie di Christoph Waltz, ricco e cinico avvocato di successo.
 
Proprio da quest’ultimo arrivano i primi elementi di disturbo: sempre incollato al cellulare a poco a poco riesce a intaccare l’atmosfera amichevole e conciliante che gli altri si sforzano di mantenere.

Basta un piccolo episodio e la situazione degenera irreparabilmente: in un attimo l’amichevole convivialità si trasforma e cadono le convenzioni sociali alle quali le coppie erano costrette.
Se prima con un certo imbarazzo si sforzavano di mantenere un certo equilibrio ben presto rivelano la loro cruda realtà: grezzo e menefreghista uno, ipocrita e infelice l’altra, l’avvocato indifferente e distaccato – almeno fino a quando ha il cellulare il mano – e la moglie depressa e rancorosa.
 
Se nel teatro le maschere servono a caratterizzare i personaggi qui invece questi se le tolgono scoprendo la loro vera identità: Polanski si diverte perfidamente a raccontare una borghesia volgare e razzista che riesce a convivere attraverso la falsità e l’artefatto, e si illude di poter insegnare ai figli dei valori ai quali essi stessi nel profondo non credono.
 
Si nota la forte connotazione teatrale dell’opera e per alcuni potrebbe risultare pesante o soffocante, ma se ci si lascia trascinare dalla qualità dei dialoghi, l’umorismo nero tipico del regista e la splendida interpretazione degli attori non si potrà che apprezzare un film di rara qualità, capace di far riflettere e sentire tutti un pochino più colpevoli.
 
Incredibile come Polanski sia riuscito a far convivere un’atmosfera di drammaticità e di ilarità allo stesso tempo.
Una situazione ai limiti del surreale dalla quale i personaggi cercano di liberarsi – andando via dalla casa – e invece rimangono per cercare di ritornare sui binari, finendo sempre col peggiorare le cose.
 
Un gioco al massacro nel quale si trasformeranno in animali cercando ogni tipo di colpo basso e cambiando spesso alleanze tra loro, e dove l’unico conforto sembra essere solo una bottiglia di whisky.
Una menzione merita il ruolo di Christoph Waltz: se in principio appariva il più odioso e cinico in seguito si capirà che lui è naturale e fedele alle sue regole, alla faccia di tutti gli ipocriti: ‘Credo nel dio della carneficina, l’unico che comanda da sempre’.
 
Una black comedy molto azzeccata e divertente che ci porterà a riflettere e insinuerà domande scomode.
Anche noi nel nostro piccolo indossiamo una maschera che ci costringe a convenzioni e comportamenti che spesso non ci appartengono.
Siamo anche noi come i personaggi di Carnage? Domande a cui forse non è semplice rispondere.

Tags: , , , , ;


Oppure lascia un tuo commento!