Il Cavaliere oscuro

di 08 Sep 2011 in Film Drammatico

Il Cavaliere oscuro

Dopo aver sgominato Ras Al Gul e The Scarecrow, Batman si ritrova a fronteggiare una nuova minaccia che imperversa a Gotham: Il Joker, criminale enigmatico e nichilista che promette alla malavita della città di occuparsi del vigilante mascherato.

 

Cristopher Nolan dopo aver riscritto le origini di Batman, segnandone l’anno uno cinematografico nel precedente capitolo Batman Begins, è libero in questo sequel di reinventare lo scontro con il suo più acerrimo nemico: il Joker.

Ritornano molti dei personaggi principali di Begins: il fido maggiordomo AlfredRachel Dawes, l’ispettore Gordon e altri se ne aggiungono, come il summenzionato Joker ed il procuratore Harvey Dent.

Gotham, abbandonate completamente le architetture gotiche, è sempre più simile ad una moderna e caotica metropoli (molte delle riprese sono state effettuate tra le strade di Chicago), tanto avanzata ed in espansione quanto permeabile ai traffici delle organizzazioni criminali.

 

La storia continua dove terminava il primo capitolo: la malavita di Gotham è stata duramente fiaccata dall’attività di vigilanza di Batman, e dall’alleanza stretta con Gordon e l’emergente figura del procuratore Harvey Dent. Proprio quest’ultimo sembra incarnare tra la cittadinanza la speranza di un nuovo ordine.

Errore, perché quando si impiegano mezzi al limite del lecito e si è disposti a venire a compromessi con la legalità pur di estirpare la corruzione dal tessuto sociale, si rischia di generare una reazione altrettanto straordinaria e distruttiva.

Sono  proprio queste le condizioni ideali per l’entrata in scena del Joker: personificazione della banalità del male che trova ragione alla sua eccezionalità unicamente quale antagonista e, nello stesso tempo, complemento di Batman.

 

Vero teorico dell’anarchia nel senso più lato del termine, quella distruttiva che rifugge ogni ordine,”agente del caos” perché “solo nel caos si può trovare equità”, il Joker si pone al di sopra di ogni categoria di bene e male, tendendo a dimostrare con le sue azioni l’insensatezza di una vita governata da qualsiasi regola, valore o credo, a favore di una liberatoria quanto annichilente follia. Perché “la follia è come la forza di gravità, basta una spinta e lasciarsi andare”.

Nolan, che trae spunto anche dalle storie più famose del fumetto - The Killing Joke, Arkham Asylum ed echi da Il Ritorno del cavaliere oscuro -dipinge il personaggio come una sorta di materialista di stampo sadiano o un nichilista passivo. Ma anche un moderno terrorista incapace di scorgere dentro sé alcun ideale, se non la propria deforme e sardonica immagine riflessa che rimanda ad un’umanità capace di aspirare unicamente alla propria autodistruzione. Magari nascosta da un ingannevole impeto vitale.

 

Grazie alla sua mente geniale, a discapito o forse proprio in virtù di una totale assenza di uno scopo forte, il Joker riesce a controllare i destini degli altri personaggi e si dimostra la vera forza propulsiva del racconto.

Pedine del suo folle disegno, i protagonisti “positivi” del film subiranno  un vero tour de force, fisico ed emotivo, che metterà alla prova la loro incerta moralità pericolosamente sospesa sul labile confine tra bene e male.

Di conseguenza saranno, ognuno a modo suo, costretti a guardare dentro di sé e confrontarsi col proprio lato oscuro: la belva, l’assassino potenziale che giace in fondo alla psiche di ciascuno. Quando non sperimentarlo direttamente fino a sfociare nella violenza più distruttiva. Testimonianza la dualità di Harvey Dent ed il suo percorso, da integerrimo paladino della giustizia a spietato killer giustizialista che si affida unicamente al caso.

 

Le deturpazioni e le ferite del corpo diventano i segni tangibili di una violenza che corrompe internamente e sembra  essere in simbiosi con il degrado urbano di Gotham. Esempio mirabile, le differenti versioni che il Joker racconta sull’origine delle proprie cicatrici ma che hanno in comune un’unica matrice di squallida e banale brutalità da cronaca cittadina.

 

Nel senso morale del film, nel discorso sulla violenza ed il lato oscuro comune, pulsa un cuore noir degno dei più nobili film di un Fritz Lang.

Paolo Mereghetti cita a ragione Il Grande caldo (la metamorfosi di Gloria Graham, metà volto ustionato, non può non ricordare quella del procuratore Dent). Io nel mio piccolo ricorderei anche Furia o La donna del ritratto, in cui uomini apparentemente retti ed irreprensibili si trovano, spinti dalle circostanze, a saltare l’altro lato della barricata e fare i conti con le pulsioni più torbide ed inconfessate.

Ma si respira anche quel sentimento di disperato fatalismo che ha reso indimenticabili gli incubi metropolitani senza via di fuga di Michael Mann.

A riprova che ci si trova davanti a ben più di un semplice comic movie.

 

Ma The Dark Knight in fondo è anche una storia di personaggi messi di fronte a scelte: concernenti la propria integrità, o scelte più grandi che chiamano in causa responsabilità “politiche” che si riflettono sulla collettività. E non sempre la più coerente sul piano etico è quella adatta.

 

In conclusione, Nolan dirige con ritmo serrato un action dall’intreccio ben calibrato ed avvincente, ricco di letture e riferimenti all’attualità, caratterizzato da momenti fortemente riflessivi. Impreziosiscono l’opera dialoghi ben scritti ed intelligenti e personaggi ricchi di sfumature, come  è raro vederne nel genere.

Non mancano poi le sequenze mozzafiato: come la rapina in banca dell’introduzione (girata con la cinecamera Imax che, utilizzando una pellicola di 70mm, garantisce una risoluzione delle immagini impressionante), o l’inseguimento per le strade cittadine tra un autoarticolato ed un furgone blindato della SWAT.

 

Cast pressoché perfetto, con una menzione speciale a Heat Ledger che interpreta con grande immedesimazione ed originalità il suo Joker, distaccandosi dall’istrionismo dandy di Jack Nicholson ed offrendo un ritratto più simile(e non a caso si è fatto il nome di Sid Vicious) ad una rockstar punk.

Insomma, per me può considerarsi sicuramente il migliore tra i comic movie, genere cui conferisce profondità finora inespresse, nonché semplicemente un ottimo film.

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