Il Gioiellino: cronaca di un crac annunciato

di 29 May 2012 in Film Drammatico

Il Gioiellino: cronaca di un crac annunciato

Il Cinema d’inchiesta in Italia non sta certo vivendo il suo periodo migliore.
Insieme al celebre Salvatore Giuliano di Francesco Rosi (1961) ha raggiunto le vette più alte con Il Giorno della civetta di Damiano Damiani (1968) e Il Caso Mattei sempre di Rosi (1972).
Un’eredità pesante raccolta da pochi autori tra cui Giuseppe Ferrara – Il caso Moro (1986), Giovanni Falcone (1993) , i Banchieri di Dio (2002) – che tra alti e bassi ha proseguito per decenni la sua idea di cinema impegnato e scomodo.

Oggi i titoli da ricordare sono pochini, e se togliamo alcune eccezioni – Draquila, Gomorratrattano sempre di epoche passate. Della storia recente non c’è nulla che merita di essere raccontato?
Nel 2011 esce il film Il Gioiellino che ci porta dentro le torbide vicende del crac finanziario della Parmalat, evento epocale che ha scosso gli equilibri finanziari di tutto il continente.
Girato da Andrea Molaioli, assisente storico di Nanni Moretti al suo secondo lungometraggio dopo il clamoroso successo de La Ragazza del Lago (2007).
 
Opera interessante e coraggiosa nonostante i nomi cambiati per evitare noie giudiziarie: non si parla di Parmalat ma di Leda; se i reali protagonisit del crac erano i tristemente famosi Calisto Tanzi e il direttore finanziario Fausto Tonna qui ci sono Amanzio Rastelli ed Ernesto BottaErnestino come spesso viene chiamato dal compare – impersonati da Remo Girone e Toni Servillo. Terza pedina fondamentale la cinica nipote di Rastelli Laura Aliprandi, interpretata da Sarah Felberbaum.

Il racconto è fluido e la recitazione convincente soprattutto nel personaggio di Toni Servillo: ancora una volta conferma tutto il suo talento nel ruolo del burbero Botta, inesorabilmente legato al suo compare Rastelli e autore insieme a lui delle innumerevoli frodi per cercare di aggiustare i bilanci e mandare avanti l’azienda fino all’inevitabile rovina.
  
Il film ci porta dietro le quinte di questa vicenda: pur concedendosi alcune licenze slegate dalla realtà fa una certa impressione notare che un’azienda ramificata e potente come la Parmalat-Leda fosse nelle mani di queste due sole persone, come una piccola impresa familiare.
 
“Non vendiamo solo latte e merendine ma anche valori” ama ripetere Amanzio Rastelli, e non dubitiamo che lo facesse anche il vero Tanzi: un’anima pia e religiosa di facciata per nascondere una personalità senza scrupoli e incurante della sorte degli azionisti e dei risparmiatori.
L’azienda è leader nel mercato – un gioiellino – ma le spese sono fuori controllo. La società è in crisi, e la passione per il calcio di Rastelli – malvista da Botta – non fa che peggiorare la situazione, così come i continui favori ad amici e politici.
Si decide per la quotazione in borsa, ma i troppi ingranaggi da oliare diventano ingestibili, e nella speranza di ottenere ennesimi crediti dalle banche inventano una grossa somma in liquidità depositata nelle isole Cayman.
  
La situazione degenera, gli amici di un tempo voltano le spalle e a poco a poco si andrà ineluttabilmente verso la fine.
  
Pur restando lontano dalla poetica incisiva di Marco Tullio Giordana e di Oliver Stone l’opera di Molaioli convince e tiene con il fiato sospeso.
Aiuta la consapevolezza della realtà di quello che si sta osservando ma è innegabile anche l’abilità nel raccontarlo. E lo fa scavando nella psicologia dei controversi protagonisti, disperati eppure disposti a tutto pur di cercare di salvare la loro creatura da loro stessi corrotta, se non depredata.
  
Nonostante la tragicità della storia non mancano momenti di ironia – l’incontro solo accennato con Berlusconi in persona – e di aperta critica al sistema industriale italiano: giustamente Rastelli si chiede come mai devono fallire loro quando Telecom e Fiat sono messe anche peggio.
  
Un’opera di buon livello da tenere sicuramente in considerazione. Anche se ultimamente si va in sala per film usa e getta come Maschi contro Femmine (e viceversa) non bisogna dimenticare l’importanza di titoli come questi. Capaci di raccontare, coinvolgere, e insegnare qualcosa.

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