Quasi Amici: risate ed emozioni, ma è tutto oro quel che luccica?

di 12 Mar 2012 in Film Commedia

Quasi Amici: risate ed emozioni, ma è tutto oro quel che luccica?

Una Maserati sfreccia nervosa in una notte parigina, a bordo ci sono un giovane ragazzo di colore e un signore di mezz’età dall’aria trasandata e sofferente.
Una macchina della polizia li nota e parte all’inseguimento, dentro la fuoriserie scommettono 100 euro che riusciranno a seminarli.

Sembra il classico action movie tutto sgommate e spari all’ultimo respiro, invece è l’inizio di Quasi Amici, commedia francese diretta dal duo Olivier Nakache e Eric Toledano, tratta da una storia vera e campione d’incassi in Francia.
Come si sono conosciute queste due persone? Il più classico dei flashback ci riporta indietro nella storia e risponde subito alle nostre domande.
 
Il giovane DrissOmar Sy – è un ragazzone vitale e di buon cuore, figlio di immigrati senegalesi e prodotto della banlieue parigina; dopo alcuni problemi con la giustizia ora vive di espedienti.
E di sussidi: per prorogare gli assegni statali ha bisogno solo di una firma, così decide di presentarsi ad un colloquio nella villa di PhilippeFrançois Cluzet – ricco aristocratico bisognoso di un assistente a tempo pieno a causa di un incidente che l’ha ridotto alla paralisi.
 
La Parigi malfamata di periferia incontra la parente ricca che vive di agiatezza e non conosce crisi: possono queste due realtà convivere e interagire tra loro?

La risposta – seppur adeguatamente romanzata – ce la danno i due protagonisti del film: rassegnato e spento di ogni ardore il ricco Philippe decide inaspettatamente di ingaggiare il giovane Driss, colpito da tanta vitalità e sfrontatezza.
 
Proprio quello di cui ha bisogno: basta pietismi, sguardi accondiscendenti e mondanità artefatte, serve un cambio di marcia e lo può dare solo qualcuno che lo tratti come un suo pari senza nessun filtro, arrivando persino a ridere con (e non di) lui per la sua menomazione. Prevedibili gli sconquassi che porterà questa presenza irruente all’interno delle rarefatte mura della villa aristocratica.
 
Un incontro tra diversità che si completano a vicenda: Philippe ritrova il sorriso e il coraggio di aprirsi ad una relazione dopo la morte della moglie; il giovane Driss finalmente trova un lavoro, un tetto sicuro e un amico che lo aiuti a crescere, a riflettere sulla vita e sulla malattia. Non si metterà nessun problema a far salire l’amico menomato sulla potente Maserati o a potenziargli il motore della carrozzina per fargli provare il brivido della velocità.
 
Sembrerebbe la solita storia delle diversità che si incontrano, si scontrano e trovano infine pace ed armonia: in parte è così.
Ma sarebbe riduttivo descrivere così una delle commedie più divertenti dell’anno, forte di una sceneggiatura ben costruita e dall’ironia irresistibile.

Si ride molto, grazie anche all’approccio singolare verso la malattia di Philippe, generalmente affrontata con molta cautela per non urtare la sensibilità di nessuno.
 
Ma si sa, non c’è cura migliore di una risata, e tutto il film è un susseguirsi di battute brillanti dette tra due amici che non si risparmiano colpi bassi anche pesanti.

Al di là dello shock provocato da alcune scene rimane un messaggio positivo di fondo: le diversità non devono ignorarsi o farsi la guerra, possono convivere e le relazioni tra loro completano le rispettive lacune, qualunque esse siano.
Un sapore buonista scorre per buona parte della pellicola ma si fa sentire solo nella sua parte finale.
 

Vale il prezzo del biglietto solo per la metà delle volte in cui si ride seppur con i suoi limiti: il duo Nakache – Toledano ha confezionato un’opera ad hoc perfettamente calibrata per farci ridere, commuovere ed emozionare.
Onore al merito anche se non ci si preoccupa di dare uno sviluppo adeguato alla storia così come ai personaggi di contorno ridotti quasi a caricature.
Senza contare il modo in cui è stato trattato il tema delle banlieue parigine cui riservano qualche inquadratura e un paio di dialoghi con i familiari del giovane Driss.
 
Tuttavia è difficile non uscire dalla sala col sorriso, cullati da una bella storia resa ancora più fluida dalla simpatia dei protagonisti e da un’eccezionale colonna sonora che porta la firma del pianista Ludovico Einaudi.

Dopo il successo di Giù Al Nord – da noi diventato Benvenuti al Sud – il cinema francese sforna un’altra opera azzeccata e di successo. Da non perdere.
 
Curiosità: Non hanno perso tempo: ancora lo stanno proiettando nelle sale e già si parla di un remake americano e di uno italiano, staremo a vedere.
Per chi vuole conoscere la storia autentica dei due protagonisti consiglio di vedere il documentario di Jean-Pierre Devillers À la vie, à la mort o di leggere il libro dal titolo Diavolo Custode scritto dal vero Philippe Pozzo di Borgo.

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