Faster Pussycat! Kill! Kill! Sesso e violenza in un cult d’annata!

di 08 Feb 2012 in Film Erotico

“Signore e Signori, benvenuti nella Violenza, di nome e di fatto, perchè la Violenza può assumere vari aspetti, il suo travestimento preferito è il sesso”.
Era il 1965 e così cominciava il film Faster Pussycat! Kill! Kill!, lungometraggio del controverso regista Russ Meyer.
 
Un anno realmente segnato dalla violenza in un’America sconvolta dal recente assassinio del Presidente Kennedy e dai movimenti di protesta della comunità dei neri che chiedevano equità e parità di diritti.
Una società ancora tradizionale, avversa alle novità e restìa a vedere le donne in minigonna ed emancipate.
 
Una situazione arroventata certo non indifferente al regista cult Americano maestro del genere d’exploitation, nel quale si bada poco al valore artistico per mostrare scene esplicite di violenza e sesso. Concetti chiave nell’opera di Meyer insieme a una forte dose di dissacrante ironia.
E di tette, bastano pochi minuti per intuire la sua fissazione per le attrici maggiorate.
Faster Pussycat! Kill! Kill! Non fa certo eccezione: le protagoniste sono tre donne attraenti e formose: personaggi forti, capaci di sottomettere chiunque.
 
Varla (la leggendaria Tura Satana), Rosie (Haji, pseudonimo dell’attrice Canadese) e Billie (la bionda Lori Williams) sono tre spogliarelliste libere e sfrenate che amano correre sulle loro vetture sportive. Durante una scorribanda nel deserto fuori città si imbattono in una coppia tipica di giovani americani, entusiasti e di buon cuore.
Non era la loro giornata fortunata: le tre stripper formano una gang la cui leader Varla è una violenta psicopatica che dopo aver vinto scorrettamente una sfida in auto uccide il giovane con le sue mani e decide di prendere in ostaggio la giovane e innocente Linda (Susan Bernard).
 
Da lì partirà un viaggio on the road che porterà le tre temibili bellezze in una casa diroccata abitata da un vecchio paralitico squilibrato e misogino in compagnia del suo robusto figlio ritardato e di suo fratello.
Pare che il vecchio nasconda molti soldi, e Varla non si fermerà davanti a niente pur di impossessarsene.
 
Russ Meyer non è solo un erotomane stordito dalle sue attrici procaci. E’ un regista innovativo e di talento che ha saputo creare uno stile personale e una tecnica inusuale per quei tempi: un montaggio serrato e una regia a tratti sorprendente e virtuosa.
Per una volta non fine a se stessa: nonostante si sconfini spesso – e volutamente – nel trash Meyer ricrea uno spaccato capovolto della realtà Americana.
Gli uomini sono deboli e malridotti se non dementi, in particolar modo nella sperduta provincia avversa alle novità e ricoperta di polvere.
Le donne invece sono vitali, prendono l’iniziativa e sono pericolose: sanno quel che vogliono e come ottenerlo.
 
L’intera opera è corroborata da una forte dose di ironia e violenza; machismo al femminile e sesso seppur solo accennato.
Impossibile restare indifferenti al fascino delle tre protagoniste ma soprattutto della leader Varla. Una Tura Satana sorprendente sia per la straordinaria bellezza che per l’interpretazione legata alle sue esperienze reali che sembrano uscite da una sceneggiatura di Meyer: fuggita da un campo di concentramento americano insieme ai genitori (padre giapponese, madre Indiana d’America) durante la seconda guerra mondiale, si fece notare molto presto come ballerina di burlesque e spogliarellista.
 
Una vita segnata da una violenza subita in giovanissima età che la spinse ad imparare le arti marziali e in seguito a vendicarsi dei suoi aguzzini.
Raccontò addirittura che da ragazzina si unì a una gang femminile a Chicago chiamata Gli Angeli.
 
Esperienze tragiche e un carattere forte ben evidenti nel film: il suo personaggio ruba la scena e riesce ancora a mettere i brividi per la durezza e la presenza fisica. La sua risata perfida risuona per tutta la pellicola.

Il film non ebbe un grande successo immediato ma ci mise poco ad elevarsi allo status di cult: Meyer continuò la sua opera osando sempre di più fino a sconfinare nell’hardcore, Tura Satana non fece una carriera strepitosa ma il suo personaggio era destinato a diventare un’icona femminile, amata dagli uomini così come dalle donne colpiti da tanta bellezza e personalità.
 
La realizzazione per certi versi artigianale oggi toglie un po’ di smalto ad un’opera ormai datata che tuttavia si mantiene gradevole e per quegli anni sorprendente.
Basterà un’occhiata fugace per notare le enormi influenze che ha portato nel cinema dei decenni successivi. Quentin Tarantino e Robert Rodriguez insieme a molti altri sono profondi debitori dell’opera del controverso cineasta.

La pellicola per qualche tempo passò nel dimenticatoio ma presto fu rispolverata dal famoso regista indipendente John Waters (un altro re del trash) che dichiarò Faster Pussycat! Kill! Kill! come il migliore film della storia.
 
L’avvento di Internet fece il resto, nacque una mania e una comunità di appassionati sempre in crescita; tant’è che molti hanno ricordato – e celebrato – il 4 febbraio 2012 come primo anniversario dalla morte di Tura Satana avvenuta per arresto cardiaco all’età di 62 anni.
Chi ama Tarantino non può perdersi il suo maestro in questo piccolo gioiello d’annata. Pieno di difetti eppure vitale, folle e dissacrante come pochi avevano osato in quegli anni.
 
Curiosità: Si è parlato spesso di un seguito del film. Ci aveva pensato lo stesso Meyer ma al tempo c’erano forti opposizioni e contrasti con le protagoniste. Indovinate chi ne ha riparlato? Ma si, proprio Quentin Tarantino: un paio d’anni fa girò la voce che aveva trovato la sua Varla nella pornostar Tera Patrick (il phisique du role c’è), le compagne in Eva Mendes e…udite udite…Britney Spears! Per ora restano solo rumors in parte smentiti – soprattutto l’ultimo per fortuna – ma restiamo collegati e in attesa di rivedere le tre procaci bellezze scorrazzare di nuovo sulle loro fuoriserie.
 
P.S. Grazie Alessandro per la consulenza nella traduzione dall’inglese!

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